dosha

AYURVEDA È LA VITA

L’Ayurveda è un grande dono dell’India al mondo. Non si tratta solo di una scienza medica poiché racchiude in sé anche filosofia, arte e disciplina. È un “modo di vita”. Tale coscienza è stata generata da una grande esperienza e dalla ricerca della Verità da parte dei grandi Rishi. Il significato della parola Rishi è “osservatore”. Osservando la natura i Rishi rifletterono su tutto quanto li circondava e, invece di usare il mondo per il loro interesse, iniziarono a porsi delle domande sulla loro identità, sulla loro origine, sul loro destino e sulla realtà circostante. Essi realizzarono che la risposta alle domande era infinita e l’Infinito. Cosi nacque la loro filosofia.
Il termine Ayurveda deriva da Veda, che significa “conoscenza”, e da Ayu, cioè “vita”; quindi Ayurveda significa “conoscenza della vita” o meglio “arte del buon vivere”.
Di essa fanno parte terapie quali il Massaggio, che è parte integrante del processo di auto-guarigione del corpo, o che usano le spezie con il cibo, che utilizzano erbe, tecniche di purificazione, di ringiovanimento ed altre più classiche, quali quelle della Farmacia, psichiatria, tossicologia, ginecologia, pediatria e chirurgia.

I primi cinque pensieri

L’Ayurveda si basa sulla spiritualità, con lo scopo di raggiungere la finalità o Assoluto che è il Brahman. Gli Indù seguono cinque verità nella vita. La prima verità è la certezza del “Brahman”, l’Assoluto, l’Anima cosmica. Tutto è emanato da Brahman che rimane intatto e tutto deve tornare ad esso. La seconda verità è la certezza di “Atman”, l’anima dell’individuo, che è eterna, che nasce e si trasforma acquistando conoscenza ed esperienza.
La terza verità è la certezza di “Samsara”, che significa “movimento costante”, il lunghissimo ciclo della nascita, vita e morte dell’Atman, da cui l’individuo trae esperienza. L’Anima,  quando il corpo invecchia lo abbandona e si trasferisce in un altro attraverso una nuova nascita.
La quarta verità è la certezza del “Tapas”, la pratica spirituale attraverso cui si realizza l’aspirazione di Atman a liberarsi dalla nascita e dalla morte per raggiungere la sua origine, Brahman.
La quinta verità è certezza di “Moksha”, la liberazione che un giorno tutti otterremo per raggiungere la nostra origine, cioè il Brahman.
Per raggiungere il Brahman è necessario un lungo cammino, quindi bisogna mantenere il corpo in vita a lungo senza invecchiamento, nascita e morte. L’arte dell’Ayurveda è nata con questo scopo.

I Cinque Elementi

L’Ayurveda si basa sulla teoria dei Cinque Elementi (Etere o Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) di cui è composto ogni organismo, ovviamente in proporzioni diverse. A questa legge sono sottoposti tutti i regni della Natura, da quello minerale a quello animale, e lo sviluppo stesso della Vita. Le dita delle nostre mani rappresentano i cinque elementi:
–  il pollice corrisponde all’Etere;
–  l’indice all’Aria;
–  il medio al Fuoco;
–  l’anulare all’Acqua;
–  il mignolo alla Terra.
Questi elementi compongono anche il nostro corpo e vengono costantemente emanati dal Prana che percorre tutto l’organismo attraverso le Nadi, permettendogli di esistere e di vivere in buona salute. Ove questo non possa avvenire, a causa di blocchi a livello fisico e/o mentale, si creano dei ristagni di energia non utilizzata che a lungo andare determinano lo squilibrio delle forze presenti nell’organismo, squilibrio che infine apre le porte alla malattia.

I Tre Dosha

I Cinque Elementi si combinano tra di loro per affinità dando vita a tre forze principali chiamate Tre Dosha, che sono:
Vata, combinazione di Etere e Aria.
Pitta, che corrisponde al Fuoco, con Aria.
Kapha, combinazione di Acqua e Terra.

Esse governano il nostro corpo attraverso sette tipi di funzionamento, che corrispondono alle tre forze singole o miscelate insieme:
–  Vata
–  Pitta
–  Kapha
–  Vata + Pitta
–  Vata + Kapha
–  Pitta + Kapha
–  Vata + Pitta + Kapha
Queste forze hanno ovviamente delle caratteristiche diverse le une dalle altre e possono essere riconosciute ed individuate nella composizione dell’organismo preso in esame. È anche possibile determinarne per ognuna con una certa precisione la quantità presente.
L’eccesso o la carenza di uno o più di uno dei Tre Dosha determina il cattivo funzionamento di determinati organi del corpo, legati per loro stessa natura a quella relativa Forza. La connessione tra le tre Forze e i principali sistemi del nostro corpo può essere cosi sintetizzata:
Vata governa il sistema nervoso e circolatorio. Un eccesso di Vata si rivela sotto forma di aria nel colon e nelle articolazioni, provocando disturbi di aerofagia, colite, dolori, instabilità psichica, ecc.
Pitta governa il sistema digestivo e il metabolismo. Un eccesso di Pitta si manifesta sotto forma di bile o acidità nello stomaco e nell’intestino, provoca gastriti e ulcere, e sotto forma di calore o infiammazione nei vari organi, o ancora sotto forma di irritabilità nervosa, ecc.
Kapha governa il sistema immunitario ed endocrino. Un eccesso di Kapha si rivela sotto forma di muco nel petto, nella gola e in testa, e porta obesità, stipsi, disturbi respiratori, depressione, indifferenza, ecc.

L’ideale sarebbe che queste tre forze fossero il più possibile in equilibrio tra di loro, fatta salva una certa predominanza di una delle tre rispetto alle altre. Tale predominanza determina la formazione di una caratteristica struttura del corpo, del carattere, dei tessuti, cioè la composizione in genere di un individuo che lo rende unico rispetto ad un altro. Essa va rispettata in quanto indissolubilmente legata a quel tipo di organismo cui ha dato vita.
Dove si ritrova invece un forte squilibrio nella composizione dei Tre Dosha, cioè quando uno o più di uno prevale sugli altri o risulta più debole, li possono intervenire la medicina e il massaggio ayurvedici.
Tale sistema di medicina è pertanto preventivo in quanto ad un osservatore attento e preparato lo squilibrio delle forze che compongono un dato organismo si manifesta molto prima dell’insorgere della malattia. Ciò dà la possibilità di intervenire in modo corretto per mantenerlo in condizione di salute e di benessere.
È necessario comunque precisare che per un approccio corretto il terapeuta non deve rivolgersi alla ricerca ansiosa dell’organo “malato”, del granello di sabbia che inceppa il meccanismo, ma deve tendere alla stimolazione delle energie presenti nel corpo del paziente, che devono essere in condizione di poter fluire liberamente. Con il Massaggio Ayurvedico aiutiamo il nostro corpo a tornare nel “suo” equilibrio.

Da “Abyangam. Massaggio ayurvedico”, di Swami Joythimayananda