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REALE SIGNIFICATO DELLO YOGA

ll termine Yoga è molto antico: nei tempi passati era usato nell’accezione di «unire molte cose», «mettere assieme», dalla radice sanscrita yuj: questo termine compare tuttora in molti dialetti indiani e nella lingua hindi con il significato di «la somma di tutto». Viyoga è l’opposto e indica separazione. Quando parliamo di Yoga nel contesto delle tecniche e pratiche che coinvolgono la mente e il corpo, oppure di Yoga in quanto filosofia o dottrina, non usiamo la parola Yoga nel senso di «unione». Yoga ha infatti due accezioni: quella antica, non tecnica, con un’implicazione più vasta di «mettere assieme » e una più recente, di «controllo della mente », come pure di «stabilità mentale », frutto di tale controllo. È necessario ricordare che esiste una grande differenza tra questi due significati. La confusione sorta attorno ad essi è tanto più evidente se si scorre la letteratura Yoga, secondo la quale Yoga è unione con Dio, oppure unione dell’anima individuale con l’anima universale. ln entrambi i casi si tratta di interpretazioni approssimative, in quanto, la filosofia Yoga si fonda sul fatto che ogni individualità si realizza nell’integrazione e non nell’unione o nella fusione con qualcosa: tuttavia, volendo parlare di «unione», possiamo dire che lo Yoga è autentica unione con noi stessi. È questo il significato della parola svarūpa.

LO YOGA NELLE SUE DIVERSE ESPRESSIONI

Lo Yoga è un’unica disciplina, anche se esistono diverse tecniche, che assumono denominazioni diverse:
Laya Yoga, che conduce all’ascesi attraverso la meditazione: richiede devozione e grande forza di volontà. Si divide in quattro branche:
1. Bhakti Yoga, o parte devozionale;
2. Śakti Yoga, basato sull’energia cosmica e sul dominio delle forze della natura;
3. Mantra Yoga, basato sulle vibrazioni di suoni che apportano energia agli organi interni;
4. Yantra Yoga, basato sull’utilizzazione dei simboli geometrici rappresentanti l’unione del mondo personale con il mondo impersonale. Serve da sostegno alla meditazione.
Dhyāna Yoga, o meditazione.
Dhāranā Yoga, o concentrazione.
Rāja Yoga, basato sulla consapevolezza dei differenti processi di concentrazione. Consente di discernere il vero dal falso. Comprende:
1. Jñāna Yoga, o Yoga della conoscenza, non attraverso l’intelletto. Dona allo yogin la chiarezza e l’ordine mentale assoluto, nonché la padronanza verbale.
2. Karma Yoga, basato sul dominio dell’attività quotidiana disgiunta da ogni fine personale; porta al controllo delle azioni senza l’aspettativa di risultati immediati o futuri.
3. Kundalinī Yoga, basato sul risveglio della forza psico-fisica localizzata alla base della colonna vertebrale; conduce al dominio sui centri di forze misteriose e cioè sulle zone da cui questa energia scaturisce.
4. Samādhi Yoga, basato su una concentrazione che porta lo yogin a identificarsi con l’oggetto della sua contemplazione, autentica estasi dovuta allo sviluppo di un’acuta capacità d’intuizione.
Hatha Yoga: da trent’ anni a questa parte la conoscenza dello Yoga si è estesa in tutto il mondo ed ha acquistato vasta popolarità soprattutto per quanto concerne lo hatha-yoga, che consente di acquisire il controllo del corpo e dona vitalità. Lo hatha-yoga comprende le tecniche respiratorie note come prānāyāma, attraverso le quali il fisico e la mente sono uniti dal prāna.
Lo Yoga è paragonabile a un albero con tanti rami, di cui le ramificazioni rappresentano solo una parte. Lo Yoga è l’albero della vita e come la vita non puo essere codificato. Volerlo rinchiudere in formule o schemi è privarlo della sua vitalità, è fare di una cosa viva una cosa morta.
Lo Yoga è vita e per comprenderlo occorre viverlo ogni giorno.
È chiaro che nessuna di queste forme dello Yoga è del tutto indipendente dalle altre; di fatto i vari Yoga si intersecano fra loro. Essi abbracciano il pensiero, il sentimento, la sensazione e l’intuizione, funzioni che caratterizzano la psicologia umana.
Sviluppando queste funzioni abbiamo:
Jñāna: pensiero e ragione;
Bhakti: sentimento o impulso emozionale;
Hatha: sensazione o impulso istintivo;
Rāja o Samādhi: intuizione.
Nessuno di questi Yoga può essere indipendente dagli altri; non è possibile sviluppare un fattore senza che gli altri ne risentano, cosi come non possiamo suddividere l’uomo in settori, anche se è di norma ciò che accade. Conoscere il proprio «sé» equivale, attraverso la consapevolezza del proprio pensiero, del proprio sentimento, delle proprie sensazioni, ad essere in grado di dirigere l’intuizione o «intelligenza », che non è quella conoscitiva, formata sui banchi di scuola o nel corso della vita, bensi l’intelligenza che è creazione continua e che governa tutto. Ogni uomo affronta nel vivere quotidiano dei problemi, siano questi fisici o psichici, che hanno delle inevitabili ripercussioni sul comportamento, sul carattere, sull’attività professionale e sull’equilibrio personale nel suo complesso. La componente che quindi accomuna i vari Yoga si può riassumere in: a) eliminazione dei fattori di disturbo che alterano il meccanismo mentale, b) equilibrio per ciò che concerne i problemi della vita, c) atteggiamento imparziale e distaccato nelle azioni della vita. Queste sono le qualità di uno yogin. La loro applicazione nella vita quotidiana può assumere diverse forme; per questa ragione esistono diverse forme di Yoga, ma tutte conduco­no allo stesso obiettivo.

BENEFICI DELLO YOGA

ln tutti i tempi lo Yoga ha sempre esercitato una grande attrazione su quegli individui (a dir vero molto pochi), i quali sono in grado di staccarsi dalla mondanità per avviarsi sul cammino dell’introspezione. Nel mondo dello Yoga (inteso quale modo di vita) una volta intrapreso il cammino è necessario liberarsi da certe consuetudini legate alla famiglia e alla società. Anche se oggi lo Yoga si propone all’uomo comune per i suoi aspetti terapeutici in contrapposizione alla vita frenetica e caotica caratteristica della società moderna, questi aspetti non costituiscono che una minima parte dei benefici che lo Yoga è in grado di apportare all’individuo. L’autentico valore della disciplina Yoga è infatti da ricercarsi nella sua capacità di eliminare l’ignoranza (avidya) e opporsi al turbinio della mente.

CHE COSA BISOGNA FARE

Le pratiche Yoga interessano un campo assai vasto. Esistono centinaia di posizioni, svariate tecniche di respirazione, processi di purificazione (kriya), divieti, prescrizioni e metodiche di controllo della mente.
L’intera vita può non essere sufficiente per apprendere tutte le pratiche Yoga correttamente. Per questa ragione ognuno deve trarre dallo Yoga ciò che gli necessita e applicarlo nella vita di tutti i giorni. Per l’aspirante yogin è positivo tutto ciò che porta ad una maggiore consapevolezza delle funzioni vitali e ad una migliore efficienza nell’azione. Secondo la tradizione indiana esistono quattro finalità:
Dharma: buona condotta in relazione alla propria costituzione psico-fisica;
Artha: acquisizione dei giusti mezzi per vivere;
Kama: soddisfacimento dei bisogni primari;
Moksa: liberazione dalle necessità, dai desideri, dagli istinti. Prima di giungere alla liberazione è necessario conseguire la consapevolezza per quanto concerne il nutrimento attraverso il cibo, l’aria, l’acquisizione delle impressioni attraverso gli organi di senso, la coscienza e la padronanza dei movimenti e delle azioni, dell’attività sessuale, del sonno. Per raggiungere la liberazione si può cominciare con il semplificare la propria vita, armonizzare ed equilibrare le funzioni vitali, alimentarsi senza far ricorso ad aperitivi o digestivi, muoversi con libertà, amare con spontaneità, dormire senza sonniferi. Se nell’uomo non vi è un perfetto stato di salute, se non cessano i conflitti e le paure, non è possibile passare allo stadio detto di liberazione. È necessario imparare innanzitutto a:
1. Tacere, il che non vuoi dire solo non esprimersi verbalmente, ma anche essere perennemente vigili, coscienti delle funzioni del proprio corpo, sia per quanto concerne le funzioni involontarie quali la circolazione, la respirazione, le immagini mentali, le emozioni ecc. Rendersi consapevoli signifi­ca assumere una posizione nella quale tutti i nervi e tutti gli organi non avvertano alcuna compressione, torsione o tensione.
2. Respirare in modo corretto, attraverso i vari esercizi: respirazioni addominali, toraciche, clavicolari e respirazioni complete, e divenire coscienti delle diverse fasi dei processo respiratorio.
3. Essere consapevoli, nelle posizioni statiche o dinamiche (āsana, bandha, mudrā), dei loro effetti sulla circolazione, sull’eliminazione dei biocchi, sulle funzioni del sistema endocrino, sui controllo dei muscoli involontari, ecc.
4. Ottenere il rilassamento. Lo Yoga risana e redime il corpo, la mente e il cuore, ed è la disciplina propedeutica per la trasformazione e la liberazione finale. È bene che l’aspirante yogin cominci la discipiina per un’autorieducazione (decondizionamento) facendo un esame della propria situazione.

Da “Guida alle pratiche Yoga”, del Dott. M. L. Gharote